Le celle a combustibile a idrogeno alimentano il domani

Le celle a combustibile a idrogeno alimentano il domani

Le celle a combustibile a idrogeno stanno trasformando silenziosamente il modo in cui alimentiamo di tutto, dai veicoli elettrici ai sistemi di backup per ospedali e data center. Questi dispositivi compatti ed efficienti generano elettricità attraverso un processo elettrochimico pulito, producendo come sottoprodotti soltanto acqua e calore. Per gli ingegneri elettronici rappresentano un’alternativa interessante alle fonti di energia tradizionali, poiché offrono un’elevata densità energetica, tempi di risposta rapidi e la possibilità di un’integrazione fluida con i sistemi di energia rinnovabile.

Con la crescente domanda di soluzioni energetiche sostenibili, le celle a combustibile a idrogeno si stanno affermando come una tecnologia chiave nella transizione globale verso un’infrastruttura di alimentazione più pulita e resiliente. Che si tratti di stabilizzare le microreti, sostenere l’elettronica mission-critical o abilitare una mobilità a zero emissioni, le celle a combustibile stanno dimostrando il proprio valore in un’ampia gamma di applicazioni.[1],[2] In particolare, le celle a combustibile a membrana a scambio protonico (PEM) offrono soluzioni ideali per l’integrazione delle energie rinnovabili.

Ma cosa rende esattamente le celle a combustibile PEM così particolari? E come funzionano? Analizziamo la scienza e l’ingegneria alla base di questa tecnologia rivoluzionaria.

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Il viaggio dell’idrogeno dall’acqua ai watt

L’idrogeno non esiste allo stato libero in natura: deve essere estratto (Figura 1). Gli ingegneri utilizzano diversi metodi per produrlo, ciascuno con i propri compromessi.

Generare elettricità dalle celle a combustibile a idrogeno
Figura 1: Generare elettricità dalle celle a combustibile a idrogeno richiede un processo di estrazione, per il quale esistono diverse tecniche.

Il metodo più diffuso oggi è il reforming del metano a vapore (steam methane reforming, SMR), efficiente ed economico, ma dipendente dai combustibili fossili e responsabile di emissioni di anidride carbonica. Un’alternativa più pulita è l’elettrolisi, in cui l’elettricità scinde l’acqua in idrogeno e ossigeno. Quando è alimentato da fonti rinnovabili, questo metodo produce zero emissioni. Altre tecniche emergenti comprendono la scissione fotoelettrochimica dell’acqua e la produzione biologica tramite microrganismi, anche se sono ancora nelle prime fasi di sviluppo.

Per gli ingegneri elettronici l’elettrolisi è particolarmente stimolante: è il punto in cui la competenza elettrica incontra l’innovazione verde. Progettare sistemi che convertono in modo efficiente l’elettricità rinnovabile in idrogeno significa ottimizzare gli elettrolizzatori, migliorare le tecnologie delle membrane e sviluppare catalizzatori più performanti.

Dentro l’elettrolizzatore: la tecnologia moderna al lavoro

L’elettrolisi può sembrare semplice, ma i sistemi odierni sono tutt’altro. Esistono tre tipologie principali:

  • Elettrolizzatori alcalini: economici e scalabili, ma lenti a rispondere alle variazioni dell’alimentazione.
  • Elettrolizzatori PEM: rapidi, efficienti e ideali per l’abbinamento con l’energia solare o eolica, sebbene più costosi a causa dell’impiego di metalli preziosi.
  • Elettrolizzatori a ossidi solidi: altamente efficienti e flessibili, ma ancora in fase di sviluppo.

I sistemi PEM sono attualmente in prima linea, soprattutto perché i costi continuano a diminuire. Sono inoltre la base delle celle a combustibile PEM, che invertono il processo di elettrolisi per generare elettricità.

Come funzionano le celle a combustibile PEM

Al cuore di una cella a combustibile PEM c’è un processo apparentemente semplice ma potente: la conversione di idrogeno e ossigeno in elettricità, calore e acqua. La cella stessa è strutturata come un sandwich, con strati che svolgono ciascuno un ruolo fondamentale.[3]

L’idrogeno gassoso entra sul lato dell’anodo della cella, dove incontra un catalizzatore in platino. Questo catalizzatore scinde le molecole di idrogeno in protoni ed elettroni. I protoni attraversano la membrana a scambio protonico, uno strato ultrasottile e selettivamente permeabile, mentre gli elettroni sono costretti a passare attraverso un circuito esterno. È proprio questo flusso di elettroni a generare la corrente elettrica utilizzabile.

Sull’altro lato, al catodo, le molecole di ossigeno si combinano con gli elettroni di ritorno e con i protoni che hanno attraversato la membrana. Il risultato? Acqua, pulita, innocua e unico sottoprodotto di questa reazione.

Questo processo elegante si ripete su più celle impilate insieme, formando uno stack di celle a combustibile. Questi stack vengono poi integrati in sistemi che gestiscono combustibile, aria, acqua e temperatura, ciascuno un componente essenziale per garantire un funzionamento affidabile ed efficiente.

Perché le celle a combustibile PEM sono importanti

Le celle a combustibile PEM sono particolarmente adatte alle applicazioni che richiedono tempi di risposta rapidi ed elevata efficienza. A differenza di altri tipi di celle a combustibile, i sistemi PEM operano a temperature relativamente basse (50-80 °C), il che li rende ideali per applicazioni di alimentazione mobili e distribuite.[4]

Per gli ingegneri elettronici le celle a combustibile PEM rappresentano una sfida progettuale peculiare. La reazione elettrochimica è solo l’inizio: trasformare quella reazione in energia utilizzabile richiede un’elettronica sofisticata e un’integrazione a livello di sistema.

L’elettronica dietro l’energia

L’elettricità generata da una cella a combustibile PEM è a bassa tensione e ad alta corrente: ottima per la chimica, ma poco adatta ad alimentare la casa o l’auto. È qui che entra in gioco l’elettronica di potenza.

I convertitori boost DC-DC innalzano la tensione a livelli utilizzabili. Questi convertitori impiegano spesso semiconduttori a banda proibita larga (wide-bandgap) come il carburo di silicio (SiC) e il nitruro di gallio (GaN), che offrono un’efficienza maggiore e migliori prestazioni termiche rispetto al silicio tradizionale. Nei sistemi che necessitano di corrente alternata (CA), come i veicoli elettrici o le applicazioni connesse alla rete, gli ingegneri aggiungono uno stadio inverter per convertire la tensione continua innalzata in corrente alternata.

Per le applicazioni che richiedono corrente alternata, come le connessioni alla rete o i motori elettrici, si utilizza una conversione a due stadi: prima l’innalzamento della tensione, poi la conversione in CA. Questi sistemi devono essere calibrati con precisione per rispettare gli standard di rete e gestire le fluttuazioni.

Ma non si tratta solo di conversione. Gli ingegneri devono anche gestire i carichi transitori, prevenire le correnti inverse e ridurre al minimo le interferenze elettromagnetiche (EMI). L’accumulo di energia, tramite batterie o supercondensatori, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Algoritmi di controllo avanzati, alcuni dei quali basati addirittura sul machine learning, gestiscono il flusso di energia tra cella a combustibile, accumulo e carico, garantendo un funzionamento regolare e prolungando la vita dei componenti.

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Costruire l’intero sistema

Progettare un sistema a celle a combustibile PEM non riguarda soltanto lo stack o l’elettronica. Significa orchestrare una sinfonia di sottosistemi (termico, fluidico, meccanico ed elettrico) affinché lavorino in armonia.

Il controllo della temperatura è cruciale. Troppo caldo, e la membrana si secca; troppo freddo, e le prestazioni calano. I sistemi di raffreddamento devono rispondere dinamicamente alle variazioni di carico. L’erogazione dell’idrogeno deve essere precisa in termini di pressione e purezza. Per esempio, i sistemi automotive immagazzinano l’idrogeno a 700 bar, ma lo stack di celle a combustibile funziona al meglio a soli 1-2 bar.[5] Persino contaminanti in tracce possono degradare il catalizzatore in platino.

C’è poi il balance of plant (BOP), l’insieme dei componenti ausiliari come compressori d’aria, umidificatori e sensori. Spesso questi elementi rappresentano più della metà del costo del sistema.[6] Un dimensionamento e un’integrazione corretti dei componenti del BOP sono essenziali per ridurre al minimo le perdite di energia e garantire l’affidabilità nel lungo periodo.

I sistemi moderni utilizzano persino il machine learning per prevedere le esigenze di manutenzione e prevenire i guasti, dall’essiccazione della membrana alla degradazione del catalizzatore.

Verso un’adozione su larga scala

Le celle a combustibile a idrogeno stanno evolvendo rapidamente. I ricercatori stanno individuando soluzioni per ridurre la dipendenza dai materiali costosi, mentre gli strumenti digitali migliorano prestazioni e affidabilità, oltre alla diagnostica e al controllo dei sistemi. Con la diminuzione dei costi e l’aumento dell’efficienza, le celle a combustibile si stanno estendendo a nuovi ambiti.

Le celle a combustibile PEM sono molto più di una semplice alternativa energetica pulita: sono la dimostrazione di ciò che accade quando chimica, scienza dei materiali e ingegneria elettronica convergono. Con l’espansione dell’infrastruttura dell’idrogeno, vedremo le celle a combustibile PEM alimentare ben più delle sole automobili. Pensiamo ai data center, alle torri per le telecomunicazioni e persino alle navi. Per gli ingegneri elettronici questa è un’occasione d’oro per plasmare la prossima generazione di sistemi di energia pulita, progettando un’elettronica più intelligente, ottimizzando l’integrazione e spingendo oltre i confini del possibile.

Fonti

[1] https://www.airbus.com/en/innovation/energy-transition/hydrogen
[2] https://www.energy.gov/eere/fuelcells/articles/h2iq-hour-integrating-hydrogen-tech-and-grid-enable-efficient-and-stable
[3] https://www.fuelcellbuses.eu/wiki/fuel-cells-hydrogen-and-fuel-cells/4-components-pem-fuel-cell
[4] https://www.energy.gov/eere/fuelcells/types-fuel-cells
[5] https://www.energy.gov/eere/fuelcells/hydrogen-storage
[6] https://www.nrel.gov/docs/fy24osti/87625.pdf

Redazione Fare Elettronica