guida TV

Nel 2020 ci sarà il passaggio al nuovo digitale terrestre, che si completerà entro il 2022. Ecco una guida per orientarsi: servirà un nuovo decoder per i televisori acquistati prima del 2017
Dal 2020 al 2022 i televisori italiani vivranno una nuova rivoluzione, come quella che ci ha portato all’attuale digitale terrestre.
Nelle pieghe della Manovra approdata al Senato c’è un articolo che dettaglia il calendario di questa transazione, già da tempo nell’aria in base alle normative europee.
Entrerà in vigore infatti un digitale terrestre più evoluto e la conseguenza è che le TV non compatibili non riusciranno più a sintonizzarsi ai canali. Gli utenti dovranno cambiarle o dotarsi di un decoder.
Ecco una guida per orientarsi.

Che succederà dal 2020 al 2022

A fronte delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2018, i canali TV passeranno al nuovo digitale terrestre, il DVB-T2, ossia smetteranno di funzionare sui televisori che non montano gli ultimi standard tecnologici.
Il passaggio sarà graduale, regione per regione ed emittente per emittente. Comincerà nel 20120 e sarà completato nel 2022.

Che dovranno fare gli utenti

Chi non ha un televisore compatibile dovrà cambiarlo o comprare un decoder.
Il Governo prevede 100 milioni di incentivi che potrebbero coprire in tutto o in parte l’acquisto di decoder (dal costo minimo di 25 euro).
In certi casi sarà anche necessario intervenire sull’antenna condominiale per consentire una corretta sincronizzazione dei canali.

Perché questa nuova rivoluzione della TV?

L’Italia, come già altri Paesi europei, deve togliere alcune frequenze (a 700 MHz) dalle televisioni per consentire il debutto delle reti mobili a banda ultra larga 5G.
Il nuovo standard DVB-T2 serve a questo scopo perché consente alle emittenti di trasmettere gli stessi canali, anche in qualità maggiore, su una minore quantità di frequenze rispetto ad ora.

Esattamente quanti e chi saranno colpito dalla rivoluzione delle TV?

Non lo sappiamo con esattezza, come spiegano a Repubblica dalla Fondazione Ugo Bordoni (il braccio tecnico del ministero dello Sviluppo economico e che anche in passato ha monitorato il passaggio al digitale terrestre).
Per prima cosa bisognerà aspettare ulteriori disposizioni per capire quali saranno le regioni che per prime subiranno il passaggio.
Poi, “ciascuna emittente dovrà decidere se usare il normale DVB-T2 (standard MPEG4) o anche il codec HEVC, dicono dalla Fondazione.
Nel primo caso, già il 60% circa dei televisori è compatibile.
Nel secondo, è circa il 5%.
Il codec HEVC, che dà ulteriori vantaggi alle trasmissioni TV (verso la ultra alta definizione 4K), è supportato solo dalle TV in vendita dal 2017.
Di conseguenza, è possibile prevedere che gli incentivi riusciranno a coprire l’acquisto di tutti decoder solo se le emittenti nell’immediato rinunceranno all’HEVC.
Altrimenti, alcuni utenti saranno costretti a provvedere di tasca propria.
Al momento, l’orientamento è favorire con gli incentivi le categorie esentate dal canone TV.

Quali svantaggi avranno gli utenti, in definitiva?

Quelli che hanno un televisore compatibile (sicuramente è il caso dei modelli acquistati nel 2017) o che intendevano comunque cambiarlo nei prossimi due-tre anni, nessuno svantaggio.
Solo il vantaggio di una maggiore qualità video.
Per tutti gli altri ci sono alcuni svantaggi. Eccoli.
Anche se gli incentivi dovessero coprire l’acquisto di tutti i decoder, ci sarà comunque la scomodità di doversi procurare un decoder e di installarlo (cosa difficile soprattutto per molti anziani).
Si sarà costretti a risintonizzare i canali e, in certi casi, far venire un tecnico per mettere mano all’antenna condominiale.
In ogni caso, si subirà il disagio di un nuovo scatolotto che occupa spazio, ingombra con i cavi, e costringe all’uso di un doppio telecomando.

DVB-T2, in cosa consiste la transizione alla tv digitale 2.0

Verso nuova fase del digitale, asta frequenze entro settembre
Tempi stretti, non certo i sei anni e le lunghe discussioni politiche dell’ultimo passaggio al digitale terrestre, per la TV del domani, ovvero il digitale terrestre di seconda generazione che sarà già a portata di tutti gli italiani il primo luglio del 2022.
A definire le modalità del passaggio che porterà la nuova TV nelle case degli italiani è l’Articolo 89 della Legge di Bilancio in cui si spiegano appunto ‘Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G’.
Tutto nasce infatti proprio dal Piano della Commissione Europea sul 5G, ovvero serve posto nelle frequenze per la nuova modalità per la telefonia mobile, e per liberarle le TV dovranno passare al DVB-T2 che appunto permette la trasmissione dei canali in meno spazio.
Il primo step è affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che entro il 31 marzo 2018, quindi in tempi strettissimi, dovrà definire ”le procedure per l’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze radioelettriche”, con lo scopo di rendere i televisori strumenti di multipla fruizione tecnologica, con una copertura il più ampia possibile del territorio nazionale ma con una particolare attenzione all’annoso problema delle interferenze con i paesi confinanti, dove spesso le frequenze si sovrappongono.
Il passaggio successivo sarà entro il 30 settembre del 2018, quando il Ministero dello sviluppo economico provvederà all’assegnazione dei diritti d’uso della delle frequenze in banda con disponibilità dal 1 luglio 2022.
Poi sarà sempre l’Agcom ad adottare entro il 31 maggio del 2018 il piano nazionale di assegnazione delle frequenze da destinare al servizio televisivo in digitale terrestre, ovvero il cosiddetto PNAF 2018 ma ”considerando le codifiche o gli standard più avanzati” secondo cioè il nuovo standard trasmissivo denominato DVB-T2, ovvero il secondo tempo del digitale terrestre.
Sarà entro il 28 febbraio del 2019 che avverrà il rilascio da parte del Ministero dello sviluppo economico dei diritti d’uso, che prevedono per il servizio pubblico ”radiofonico, televisivo e multimediale sino al 40% della capacità trasmissiva del multiplex regionale”.
Il periodo transitorio vero e proprio poi sarà quello dal primo gennaio 2020 al 30 giugno 2022, quando secondo modalità non ancora definite avverrà il passaggio vero e proprio da una tecnologia all’altra. In tutto ciò poi la nuova rivoluzione digitale nelle case degli italiani, entrerà non soltanto una nuova numerazione sul telecomando, ma anche apparecchi televisivi adeguati ai nuovi standard in vendita dal 2017.
Dovranno anche essere adeguate le antenne centralizzate dei condomini.
Per tutto questo la legge di Bilancio mette sul piatto 100 milioni di euro entro il 2022 come contributo alle famiglie per l’adeguamento delle tv in vista dello switch off.
La norma prevede infatti un contributo ai costi a carico degli utenti finali per l’acquisto di apparecchiature di ricezione televisiva (TV o decoder) per il passaggio al nuovo standard DVB-T2.
Sono quindi “assegnati 25 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2019-2022”.
Per apprfondimenti: www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2037315-c-e-tempo-fino-al-2022-per-i-televisori-di-nuova-generazione

Redazione Fare Elettronica